Inserito da: makemerospo | 26 Novembre 2007

Credibilità televisiva

Come giustamente ha sottolineato Michele Serra, probabilmente non c’era bisogno dello scandalo RaiSet per accorgersi che la gente, alla tv, non ci crede poi più di tanto.
Nonostante ciò, l’analisi di Ilvo Diamanti smorza un po’ i toni dei dati e segue l’onda consolidata già teorizzata da moltissimi studiosi, come ad esempio Chomsky.

Ora: non sono riuscito a trovare indicazioni sul periodo in cui è stata svolta l’indagine, ma considerati i tempi di elaborazione dei dati statistici, sicuramente non in questi giorni (l’Osservatorio sul Capitale Sociale ha cadenza più o meno quadrimestrale). Quindi i dati, per quanto ogni dato statistico sia sempre da prendere con dovuta prudenza, sono credibili.
E’ significativo, comunque, ciò che è emerso dall’indagine Demos. Gli italiani credono più a radio e giornali che alla tv, nonostante – ricorda Diamanti – quest’ultima abbia una penetrazione molto maggiore, soprattutto nelle fasce medio-basse, notoriamente quelle più sensibili alle sollecitazioni mediatiche.
Personalmente ho sempre trovato spaventevole il nostro sistema d’informazione, e lo scandalo Rai Mediaset non aggiunge nulla di nuovo. E mi fa rabbrividire la parola ‘urgenza’, utilizzata da molti politici in questi giorni, in riferimento ad una appunto ‘urgente’ necessità della riforma del sistema radiotelevisivo. Urgenza? Lo è almeno da quando Craxi permise a Berlusconi di trasformare Italia Uno in una rete nazionale (ottobre 1984, episodio noto come ‘La rivolta del popolo dei puffi’). E 1984 è, con le dovute proporzioni, un simpatico scherzo cronologico-letterario.


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