Accade che quando qualcuno diventa troppo grosso, diventa bersaglio dell’invidia di tanti.
Wikipedia è stata accusata – in Francia - di aver pubblicato falsità sul conto di tre persone, ma è di ieri la notizia che gli avvocati dell’enciclopedia sono riusciti a dimostrare che la diretta responsabilità non è di Wikipedia in prima persona, bensì di chi ha pubblicato l’articolo.
Vuoi perchè in Francia c’è una legge più intelligente che disciplina le pubblicazioni sul web (definita ‘legge per accrescere la fiducia nell’economia digitale’), vuoi perchè oltr’Alpe c’è una mentalità più elastica in materia di diritto della comunicazione, sta di fatto che la sentenza è stata di totale assoluzione: ni coupable, ni responsable. Totale.
Non credo sia la prima sentenza di questo tipo, ma sicuramente è la più eclatante perchè aveva come imputato uno dei colossi dello scambio di conoscenza sul web.
Wikipedia ha espresso con grande abilità tutto quel potenziale positivo che è proprio di internet, alimentando e gestendo la cooperazione e la collaborazione degli utenti per la creazione di un centro di conoscenza e cultura quale è l’enciclopedia. Virtuale, gratuita e soprattutto libera.
E’ naturale che nel mucchio ci siano molte persone che abusano di tutta questa libertà e di tutto questo potere, ma per fortuna la giustizia questa volta è stata 2.0, imperniando la sentenza sulla responsabilità individuale dell’utente in un sistema di libero scambio e libera collaborazione per la diffusione della cultura.
Tutto questo mentre da noi si discute (qui, ma anche su GiorgioTave, su Beppe Grillo, o in mille altri posti le critiche) di come imbrigliare la produzione editoriale del web nelle maglie di una concezione legislativa cresciuta con la carta stampata.
Pubblicato da: makemerospo | 5 novembre 2007
Wikipedia, giustizia 2.0
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