Inserito da: makemerospo | 26 Settembre 2007

Porcelli

In un periodo in cui di parole sulla politica se ne sprecano in quantità, qualcuno si alza in piedi e chiede maggiore decoro.
Ma oltre agli interventi puntali e precisi del Capo dello Stato, che descrivono con lucidità una situazione politico-mediatica vicina al paradosso, è interessante ascoltare i discorsi degli onorevoli soprattutto in merito al loro contenuto linguistico.

Per caso ieri ho assistito ad uno spezzone di Ballarò, nel quale Mastella spiegava le ragioni dello stallo sulla legge elettorale.
Mi ha colpito, in particolare, l’utilizzo di alcune parole ormai entrate nel gergo politico comune: mattarellum e porcellum.
Questi termini hanno subito fatto rimbalzare i miei pensieri ad altre parole ‘chiave’ che potrebbero aiutarci a comprendere la situazione politica attuale. Parlo per esempio di parole come ‘inciucio’, ‘rimpasto’ e così via.
Sono tutti termini di natura confusa e contenuto vischioso, e non possono essere altro che lo specchio della classe politica che le utilizza.

Tanto per restare tra esempi citati, ‘mattarellum‘ è una storpiatura spregiativa inventata da Giovanni Sartori, politologo ed opinionista di alto livello e pungente ironia, per rinominare la Legge Mattarella. Lo ha fatto perchè, come da lui sostenuto per anni, quella legge era semplicemente pessima.
Sull’onda del Mattarellum, poi, anche la legge elettorale scritta da Calderoli fu definita dallo stesso ministro una porcata, da cui ‘porcellum’.
E così di seguito. Inciucio, rimpasto, ribaltone.

Questi termini, figli della politica attuale, rispecchiano in pieno la confusione, la litigiosità e le trame nascoste di una classe dirigente di basso livello. E con poche cose da dire, visto che hanno fatto propri termini palesemente dispregiativi.


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