Inserito da: makemerospo | 12 Dicembre 2007

Spirito del nostro tempo

Senza scomodare Morin o il post di qualche tempo fa, ecco un altro semplice esempio dei tempi in cui viviamo. Ne rideranno di più quelli che lavorano in ufficio o in generale con il web, ma oltre a provocare sorrisi è un altro, piccolo, segno dei nostri tempi.

Scopri di vivere nel 2007 anche quando:

 

1. per caso batti la tua password sul microonde

2. sono anni che non giochi al solitario con carte vere

3. hai una lista di 15 numeri di telefono per chiamare una famiglia di 3

persone

4. mandi una mail al tuo collega che ha l’ufficio vicino al tuo

5. hai perso contatto con i tuoi amici o familiari perchè non hanno

indirizzo e- mail

6. arrivi a casa dopo il lavoro e rispondi al telefono come se fossi ancora

in ufficio

7. fai lo zero sul tuo telefono di casa per prendere la linea

8. sei al tuo posto di lavoro da 4 anni ma hai lavorato per 3 imprese

diverse

10. tutte le pubblicità tv hanno un indirizzo web sullo schermo, in basso

11. vai nel panico se esci da casa senza il cellulare e torni indietro a

riprenderlo

12. ti alzi la mattina e la prima cosa che fai è accendere il PC prima di

bere un caffè

13. provi ad aprire il portone di casa con il badge dell’ufficio

14. stai leggendo questo testo, sei d’accordo e sorridi

15. peggio ancora, ……. sai già a chi rimandare questa e-mail

16. sei troppo occupato per accorgerti che non c’è il numero 9 in questa

lista

17. subito guardi il messaggio per vedere se c’è o no il numero 9 nella

lista

Inserito da: makemerospo | 4 Dicembre 2007

Racaille

E’ un po’ di tempo che mi informo sulla questione delle banlieue parigine, ed è un po’ di tempo che non leggo grandi interventi da parte dei commentatori. L’impressione è che non ci sia grande interesse, anche in Francia, a riflettere su quello che è un macroscopico problema sociale.
Per fortuna Ilvo Diamanti ne parla, facendo un interessante paragone con l’Italia.

Inserito da: makemerospo | 29 Novembre 2007

Guggenheim a Vercelli!

Colgo l’occasione per annunciare, da buon cittadino orgoglioso, che a Vercelli c’è una mostra unica al mondo. Cinquantanove opere d’arte provenienti dalle collezioni Guggenheim di New York e Venezia, alcune delle quali mai viste in Italia.
Applausi scroscianti a chi ha dato questa grande opportunità alla città, sperando che lei sia pronta ad accogliere i turisti (e qui bisognerebbe aprire una parentesi molto più lunga di quella che sto per chiudere).

C’è solo un piccolo problema: il sito internet della mostra è orribile e offensivo, nei confronti di tutti gli sforzi fatti per la mostra stessa. Possibile che siano così pochi quelli che nel 2007 comprendono l’importanza strategica degli investimenti in comunicazione?

Inserito da: makemerospo | 29 Novembre 2007

Parole, parole, parole

Il Giornale, nonostante da quando non ci sia più Montanelli sia diventato un noioso bollettino di partito, rimane sempre il quotidiano con la miglior terza pagina del territorio nazionale.
Oggi compaiono tre interessanti articoli che hanno come argomento la parola.
Il secondo parla di toponomastica e commercio, affrontando il tema interessante del legame tra nomi e soldi prendendo spunto dall’ultimo libro di Colson Whitehead, mentre il terzo analizza l’utilizzo della parola nelle avanguardie artistiche del Novecento, partendo – guarda caso – dall’interessantissima mostra ‘La parola nell’arte’ in scena al Mart di Rovereto, centro di riferimento per il Futurismo e appunto le avanguardie.
Discorso diverso per il primo articolo, firmato genericamente dalla redazione, in cui si critica abbastanza meticolosamente ciò che compare negli altri due articoli, passando per il mio amato McLuhan. Non certo perchè ha toccato i futuristi o McLuhan, ma perchè semplifica pericolosamente tecniche e teorie frutto di menti geniali, oltre che ampiamente verificate e considerate fondamentali per l’arte e la comunicazione.
Se è una ‘bella scoperta’ aver elaborato teorie sul villaggio globale, aver analizzato così bene i mezzi di comunicazione, o aver inventato il futurismo, perchè non ci hanno pensato loro?

Inserito da: makemerospo | 28 Novembre 2007

Auguri sinceri di Buon Natale

Oliviero Toscani - E' Natale? Scopiamo?

Il centro destra non aveva annunciato che avrebbe cacciato i parrucconi? E ora se ne lamenta?
Grazie a Oliviero Toscani per riportarci, ogni tanto, sulla terra.

Inserito da: makemerospo | 28 Novembre 2007

Pubblicità negativa

E’ esplosa ieri la notizia della nuova campagna sociale del governo svizzero. E’ stata data da tutti i telegiornali, è rimbalzata su tanti blog e soprattutto è arrivata in Africa.
Insomma, missione compiuta per gli svizzeri.

Quello che fa specie è il tipo di campagna. Giusta o non giusta è da discuterlo, certo non si può dire che non sia stata efficace, sebbene sia un bell’esempio di pubblicità negativa. Fatta per giunta dal diretto interessato.
C’è solo un problema: davvero i nigeriani che attraversano il Nord Africa attraverso i deserto, l’Oceano e il Mediterraneo su un guscio di noce, falsicano i documenti rischiando l’arresto e la vita per arrivare in Europa hanno un rispettabile padre col gilet che legge il giornale in una calda casa occidentaleggiante? E davvero parlano un inglese così pulito?
E l’Unione Europea ha pure finanziato il progetto…

Inserito da: makemerospo | 26 Novembre 2007

Credibilità televisiva

Come giustamente ha sottolineato Michele Serra, probabilmente non c’era bisogno dello scandalo RaiSet per accorgersi che la gente, alla tv, non ci crede poi più di tanto.
Nonostante ciò, l’analisi di Ilvo Diamanti smorza un po’ i toni dei dati e segue l’onda consolidata già teorizzata da moltissimi studiosi, come ad esempio Chomsky.

Ora: non sono riuscito a trovare indicazioni sul periodo in cui è stata svolta l’indagine, ma considerati i tempi di elaborazione dei dati statistici, sicuramente non in questi giorni (l’Osservatorio sul Capitale Sociale ha cadenza più o meno quadrimestrale). Quindi i dati, per quanto ogni dato statistico sia sempre da prendere con dovuta prudenza, sono credibili.
E’ significativo, comunque, ciò che è emerso dall’indagine Demos. Gli italiani credono più a radio e giornali che alla tv, nonostante – ricorda Diamanti – quest’ultima abbia una penetrazione molto maggiore, soprattutto nelle fasce medio-basse, notoriamente quelle più sensibili alle sollecitazioni mediatiche.
Personalmente ho sempre trovato spaventevole il nostro sistema d’informazione, e lo scandalo Rai Mediaset non aggiunge nulla di nuovo. E mi fa rabbrividire la parola ‘urgenza’, utilizzata da molti politici in questi giorni, in riferimento ad una appunto ‘urgente’ necessità della riforma del sistema radiotelevisivo. Urgenza? Lo è almeno da quando Craxi permise a Berlusconi di trasformare Italia Uno in una rete nazionale (ottobre 1984, episodio noto come ‘La rivolta del popolo dei puffi’). E 1984 è, con le dovute proporzioni, un simpatico scherzo cronologico-letterario.

Inserito da: makemerospo | 21 Novembre 2007

Tutta colpa del web

Ci sono rimasto un po’ così, quando ho sentito dire dal tg di Italia Uno (ok, non tg ma magazine, avete ragione) che il nuovo indagato nel delitto di Perugia era legato ad Amanda e Sollecito dalla droga e da internet. Pensavo di non aver capito bene, ma la giornalista subito dopo ha sottolineato che le relazioni pericolose tra di loro sono state coltivate anche attraverso la Rete.

Una volta erano le discoteche il punto di incontro per anime perse, partendo dallo Zoo di Berlino fino ad arrivare alle stragi del sabato sera che hanno insanguinato gli anni ‘80. Ora tocca alla Rete essere capro espiatorio, o meglio il capretto della tentazione, tanto per restare in tema col video di Guede che tanto ha scioccato l’opinione pubblica.
A me però risulta che la gente continui a morire per strada in preda all’alcool e a disfarsi di coca.
Sarebbe necessario che si prendesse un po’ più di coscienza sul mezzo internet, cercando di capire che non è altro che una rete sociale diffusa ( il social networking non sono MySpace, non è Splinder, non è YouTube, ma la rete stessa, da sempre) e come tale dispone di aggregatori sociali diffusi, dove si riversano ogni giorno delle persone, che dietro alla tastiera sono sempre degli uomini che vivono una vita reale, con problemi reali.

La verità è che la nostra opinione ha bisogno di essere costantemente rassicurata: non è colpa nostra se i ragazzi a 12 anni scopano senza protezioni, o sniffano coca, o se a 13 anni sono dei semi-alcolizzati. E’ colpa di qualcun’altro. E ora tocca alla Rete.

Inserito da: makemerospo | 16 Novembre 2007

Scrivere un’opera d’arte

Scrivere è un’attitudine. Ma quando si scrive un libro come quello di Sophie Calle, non si può più parlare di letteratura, di libro, di ’saper scrivere’.
Sophie Calle è un’artista nel vero senso della parola. E’ dotata di una visione quadridimensionale della natura umana e di una sensibilità fuori dal comune. Perchè essere sensibili vuol dire anche avere a cuore i piccoli gesti della quotidianità di ognuno, e descrivere con passione ciò che agli occhi comuni passa davanti ogni giorno, senza essere notato.
La cura è stato anche il fattore scatenante di ‘Take care of yourself’, il suo ultimo libro-opera d’arte. Sophie parte da una frase che chiude – attraverso una e-mail, segno dei tempi che cambiano – la sua storia d’amore con un uomo. E da quella frase parte un viaggio all’interno degli spazi semantici e di esperienza soggettiva di 107 donne che come lei hanno avuto il coraggio di guardare giù da quel burrone.
L’idea è molto carina, ma la realizzazione è straordinaria: la lettera viene sezionata sotto decine di punti di vista, passata al setaccio del piano bidimensionale linguistico, per poi arrivare ad essere osservata nella terza dimensione di significato, fino a giungere alla quarta, quella del piano della riflessione.
Tolte le prime due dimensioni, sicuramente oggettive, la terza e la quarta si formano nella soggettività delle 107 donne che la elaborano sulla base delle proprie esperienze (personali e lavorative), ma soprattutto del lettore finale.

Non fosse un’opera d’arte, destinata ad essere interpretata all’infinito, non fosse un libro lasciato volutamente aperto sembrerebbe un’opera di Escher.

Inserito da: makemerospo | 14 Novembre 2007

Campagna elettorale e nuovi media

Anche Repubblica parla della campagna elettorale che si è appena conclusa in Danimarca, degna di menzione soprattutto per le modalità con cui il vincitore Rasmussen ed altri l’hanno condotta.
E’ sicuramente interessante il fatto che il confermato premier (eletto la prima volta nel 2001 a soli 48 anni) abbia utilizzato – anche! – piattaforme come MySpace, Facebook, Flickr o YouTube. E a quanto pare le ha utilizzate bene, visti i risultati.
La Ginori, oltre a citare l’esempio del deputato che ha condotto la propria campagna esclusivamente sul web, fa una cosa molto intelligente: snocciola i dati di diffusione di internet e del suo utilizzo in Danimarca. Questi, infatti, sono fondamentali per capire come mai il web è stato se non determinante, sicuramente parte attiva nel determinare il successo della strategia adottata. La Danimarca ha l’80% di famiglie connesse a internet, è un paese abbastanza giovane, è avanzato dal punto di vista socioeconomico, ha l’inglese come lingua parallela a quella nazionale. E’ un paese con tutte le carte in regola per sfruttare al meglio le potenzialità offerte dal web.
Questo, soltanto per evitare che in Italia politici come Mastella si sognino di mangiarsi un kebab dopo una corsa con la Pro Loco di Ceppaloni e di mettere il video su YouTube.

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